Come annullare uno Stato di diritto e instaurare una dittatura sanguinaria: La ricetta Francese, la complicità degli Stati Uniti ed il consenso dell’ONU.

Pubblicato il da costaavorio

sarkoouattaraAutore:  Dott. Antonio Aschieri

Riceviamo dal Collettivo per il rispetto della Costituzione in Costa d’Avorio questa ricostruzione dei fatti della avvenuti nei primi 6 mesi dell'anno in Costa d'avorio e li pubblichiamo volentieri in quanto testimoniano quanto siano state travisate le poche informazioni sulla questione emerse sui giornali italiani 

 

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La crisi politica Ivoriana, perseguita e provocata dall’establishment francese nell’ultimo decennio, dopo essere approdata ad un drammatico quadro di tensione post elettorale ancora in parte circoscritto nella dimensione della diplomazia, sfocia ad inizio anno in una vera e propria guerra.

Vediamo dunque le tappe del disastro umanitario, civile e morale che si è consumato.

Dopo la proclamazione legittima di Gbagbo da parte del Consiglio Costituzionale ivoriano e la “proclamazione” mediatica di Ouattara da parte della Francia, Stati Uniti, ONU, Unione Europea, avvenuta nel dicembre 2010, nei primi mesi del 2011 la Francia alterna tentativi di sabotaggio economico ad iniziative di natura diplomatica e politica, volte a costringere il Presidente Gbagbo a dimettersi ed accettare un esilio concordato. Tra le varie azioni intraprese si evidenziano per importanza:

·         L’embargo totale delle merci e dei medicinali, in palese violazione del diritto internazionale alla salute.

·         Il sequestro dei fondi della Costa d’Avorio presenti presso la Banca Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale, la BCEAO.

·         La chiusura di tutte le banche francesi presenti sul territorio ivoriano, nel tentativo di impedire ogni tipo di transazione bancaria e disarticolare il sistema di scambio.

·         La chiusura parziale dell’erogazione dei servizi da parte di importanti compagnie private francesi quali l’elettricità ed i telefoni.

I boicottaggi, pur pesanti, non hanno sortito però i risultati sperati dai Francesi in quanto la maggioranza del popolo ivoriano ha fatto quadrato attorno al suo Presidente ed il Governo di Gbagbo ha rapidamente formulato importanti contromisure: si è rivolto ai partner commerciali asiatici, russi e sud americani i quali hanno dato la loro disponibilità all’acquisto delle ingenti partite di cacao e caffè ferme presso i porti; ha annunciato l’avvio di importanti riforme, quali l’adozione di una moneta nazionale indipendente e la nazionalizzazione delle più importanti società private ivoriane.

In questo modo, poiché la Costa d’Avorio è la nazione più ricca dell’Africa Occidentale ed il maggiore contribuente dei flussi finanziari in entrata della BCEAO, il ricatto veniva a ritorcersi contro la stessa istituzione bancaria centrale ed in ultima analisi la Francia. Per inciso bisogna evidenziare che Franco CFA significa Franco delle Colonie Francesi Africane, quindi l’iniziativa di Gbagbo, oltre che essere decisamente fastidiosa per gli interessi francesi in Africa, era carica di significati simbolici e politici.

Il 10 marzo 2011, in seguito a pesanti pressioni francesi, una commissione dell’Unione Africana appositamente nominata, con voto di maggioranza riconosce Ouattara quale vincitore delle elezioni presidenziali, evidenziando però che questi potrà considerarsi legittimo Presidente solo dopo l’ottenimento della ratifica espressa dal Consiglio Costituzionale ivoriano che aveva proclamato precedentemente Gbagbo Presidente. Questo è l’ultimo atto di una commedia diplomatica recitata dall’Unione Africana che cerca l’equilibrio impossibile tra pressioni della Francia, disimpegno e diritto costituzionale.  

A questo punto, vista l’inefficacia della strategia di boicottaggio e con la parziale legittimazione dell’Unione Africana, la Francia inizia l’offensiva militare. Sotto la scorta delle Nazioni Unite i mercenari del Burkina Faso, della Liberia e del Mali, assieme ad alcuni reparti militari di Senegal, Nigeria ed Ecomog, vengono fatti entrare in forze all’interno del paese. Più di un migliaio di divise dell’ONU vengono cedute ai ribelli, in maniera da penetrare più facilmente ad Abidjan.

A fine Marzo le colonne armate dei ribelli marciano da nord verso sud e conquistano velocemente le principali città della Costa d’Avorio, le aree di produzione del cacao ed il porto di San Pedro. La loro marcia viene contrastata solo occasionalmente dall’esercito regolare Ivoriano, in quanto il Presidente Gbagbo aveva invitato le forze dell’ordine a cedere il passo, per evitare spargimenti di sangue tra la popolazione civile. Al contrario però la popolazione, lasciata indifesa dall’esercito regolare, subisce ogni tipo di sopruso e violenza.

Va ricordato che un gran numero dei mercenari sono stati reclutati tra gli strati sociali più indigenti delle periferie degradate delle città del Burkina Faso, Mali e Liberia. In molti casi si tratta di uomini con un’infanzia difficile, drogati o dediti all’alcol a cui sono saltati molti dei freni inibitori che permettono la civile convivenza tra gli uomini. Durante la marcia di conquista i mercenari si accaniscono nelle regioni Bété e Gueré, nei villaggi che hanno appoggiato Gbagbo o che hanno visto i natali di alcune personalità politiche di spicco filo governative. Alcuni Comuni vengono rasi al suolo e si compiono drammatici genocidi, come nel caso del Comune di Duékoué. Alla fine si conteranno diverse migliaia di morti accertati tra la popolazione civile.

Il 30 marzo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approva la risoluzione n. 1975 che prevede la possibilità di dare corso a limitate azioni militari miranti a proteggere la popolazione civile ed a distruggere le armi pesanti di entrambe le formazioni contendenti.

Ad inizio aprile la capitale economica, Abidjan, è circondata. Il 2 aprile i Caschi Blu, con l’appoggio delle forze armate francesi della Licorne e con la benedizione della risoluzione ONU, cominciano al contrario i bombardamenti sulla città, unicamente a danno della popolazione civile e delle forze governative. Buona parte della popolazione ed in particolare i Giovani Patrioti resistono strenuamente nelle postazioni organizzate a difesa della Residenza presidenziale, del palazzo Presidenziale e della TV di Stato. I Giovani Patrioti sono in maggioranza studenti e giovani volontariamente reclutatisi presso l’esercito ed il ministero della gioventù ivoriana. I bombardamenti dell’artiglieria e dell’aviazione Francese non risparmiano alcuna struttura, colpiscono ospedali, chiese, centrali elettriche ed i quartieri popolari più vicini a Gbagbo. Contemporaneamente i ribelli setacciano la città e migliaia di giovani studenti muoiono sotto il tiro incrociato dei Francesi e dei miliziani di Ouattara.

Il 6 aprile la Russia, per voce del Ministro degli Esteri, obietta circa la legalità dei bombardamenti francesi e fa pressioni affinché l’aeronautica francese cessi le operazioni. Qualche giorno dopo minaccia l’invio di 500 soldati ad Abidjan, a protezione della residenza del Presidente Gabbo ed a garanzia della correttezza delle operazioni.

La Francia deve stringere i tempi ed unitamente ad alcuni reparti dell’aviazione degli Stati Uniti intensifica i bombardamenti sulla residenza del Presidente e sul palazzo Presidenziale. L’11 aprile il Presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, viene arrestato dalle forze francesi della Licorne e consegnato alle forze fedeli a Ouattara Alassane Dramane. Ancora oggi risulta illegalmente detenuto, senza capi di imputazione, presso una località segreta a nord della Costa d’Avorio, vicino a Korhogo. Molti temono per la sua incolumità e che possa subire la sorte che toccò nel 1961 a Patrice Émery Lumumba, padre dell’indipendenza del Gongo.

Dopo l’11 aprile molti uomini politici vengono uccisi, come l’ex ministro degli interni Desiré Tagro, molti vengono arrestati e torturati, altri trovano la via dell’esilio.

Il 6 maggio il Presidente del Consiglio Costituzionale, Paul Yao N’Dre, fuggito all’estero, dopo settimane di angherie ed assassinii subiti dalla popolazione del proprio Comune di nascita e dai propri familiari, torna in Costa d’Avorio e proclama ufficialmente Ouattara Presidente, sostanziando le condizioni di legittimità richieste dall’Unione Africana il 10 marzo.

Il 21 maggio si celebra l’investitura di Ouattara, a Yamoussoukro. Sono presenti Nicolas Sarkozy accompagnato dal ministro degli Esteri Alain Juppé e dal ministro per la cooperazione Henri de Raincourt, il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, tante delegazioni degli stati della France Afrique e molti Burkinabè, trasportati appositamente con decine di autobus dalla regione di provenienza di Ouattara in Burkina Faso.

Con questo ultimo atto la Francia ha riconfermato il proprio monopolio sulle risorse energetiche, economiche ed agricole in Costa d’Avorio ed il suo primato politico in Africa dell’Ovest. Vorrei ricordare le emblematiche parole pronunciate nel 1998 dal Presidente François Mitterrand: “Senza l’Africa, la Francia non avrebbe una storia nel ventunesimo secolo”, quindi ogni mezzo è considerato giustificabile. Unico neo dell’operazione è che per ottenere il tacito consenso di Obama sembra che la Francia abbia dovuto acconsentire al vecchio progetto degli Stati Uniti di costruire la prima grande base militare USA in Africa, la cosiddetta Africom teorizzata da Bush, e probabilmente permettere una spartizione del mercato del cacao e delle future influenze.

Inizia subito la svendita dei beni della Costa d’Avorio: il cacao viene rubato nelle campagne in cambio della vita salva e i minimi contrattuali difesi dall’amministrazione Gbagbo scendono di 5 volte, il petrolio è sotto il controllo della Total e ampli flussi di oro e diamanti dal nord prendono la via dell’Europa senza pagare dazio. La Francia ha concesso 400 milioni di Euro al governo di Ouattara ed ha annunciato al conversione di 2 miliardi di euro di debito bilaterale in contratti di sviluppo, consegnando la ricostruzione alle aziende francesi.

Non tutto però và come la Francia vorrebbe. La situazione civile tarda a normalizzarsi. I mercenari ribelli, che non sono stati pagati e ricompensati come speravano si sono divisi in bande e continuano a saccheggiare e ricattare la popolazione e tutte le attività commerciali. Passano casa per casa, si presentano ai sindaci e visitano le aziende chiedendo il pizzo, ora per non stuprare le donne, ora per mantenere in vita i giovani, ora per non distruggere le infrastrutture. Presso i comandi di polizia siedono dei ribelli analfabeti che si sono auto nominati commissari. Le forze militari sono state consegnate ai ribelli più conosciuti e temuti. I funzionari dello Stato sono senza stipendio ed i servizi sono quasi assenti. Ouattara non riesce a dirigere il paese e a tenere sotto controllo i suoi uomini che hanno iniziato a combattersi a vicenda, per ottenere la supremazia. In queste condizioni gli imprenditori francesi non riescono, come vorrebbero, a prendere possesso tranquillamente dei loro bottini. Il primo giorno di riapertura delle banche si sono registrate numerose rapine da parte degli uomini di Ouattara. I crimini commessi dagli stessi hanno cominciato a destare imbarazzo e ad attirare l’attenzione delle organizzazioni per i diritti umani. Accanto alla mai cessata accusa a Gbagbo di essere il mandate di crimini contro l’umanità, comincia ad essere difficile negare l’evidenza di quanto commesso dagli uomini di Ouattara.

Il 10 aprile l’organizzazione Human Rights Watch ha accusato i ribelli di aver ucciso migliaia di civili, violentato donne e bruciato villaggi durante l’offensiva lanciata nell’Ovest. Numerose organizzazioni come la Croce Rossa, Medici Senza Frontiere e la Fidh hanno denunciato saccheggi, rapimenti, gravi violazioni quotidiane dei diritti umani e un numero imprecisato di vittime.

Amnesty International il 24 maggio ha pubblicato un dettagliato rapporto in cui denuncia che Tutte le parti coinvolte nel conflitto hanno commesso crimini di guerra e contro l’umanità”, “centinaia di persone sono state uccise illegalmente, spesso su criteri di appartenenza etnica o di presunta affiliazione politica. Donne e adolescenti sono stati vittime di violenze sessuali e stupri, centinaia di migliaia di persone sono state costrette a fuggire verso altre zone della Costa d’Avorio o in altri Paesi, come la Liberia”.

Il 28 giugno il vice procuratore della Corte penale internazionale, la gambiana Fatou Bensouda e altri nove dirigenti, sono andati in Costa d’Avorio per indagare sui crimini di guerra e contro l’umanità.

A mio avviso vale il commento amaro fatto da Thabo Mbeki, anziano ex Presidente del Sud Africa, stimato per integrità, coraggio ed indipendenza: dopo il conflitto in Costa d’Avorio “sarà difficile convincere l’Africa ed il resto del mondo in via di sviluppo che l’ONU non è un semplice strumento nelle mani delle grandi potenze del mondo”. “Quante violazioni flagranti e di abuso di potere dovrà subire l’Africa prima che la visione di un sistema democratico del governo del mondo si realizzi?

I recenti pronunciamenti della Corte d’Appello olandese circa gli illeciti ed i criminali comportamenti dei Caschi Blu perpetrati in numerose missioni passate sembrano sottolineare le parole dello statista africano.

 

Si informa in ultimo che, in Italia, l’impegno del Collettivo per la difesa della legalità costituzionale in Costa d’Avorio ed in particolare il grande impegno speso dal suo presidente Jean Claude Sougnini, ha ottenuto un’interrogazione parlamentare per voce della Senatrice Patrizia Bugnano, dell’Idv, n. 4-04937. Purtroppo bisogna registrare che il Sottosegretario di Stato Vincenzo Scotti ha risposto con una notevole genuflessione in onore degli interessi francesi a dispetto di tutti i documenti inviati dal Collettivo, dalla Diaspora Africana ed delle accorate denuncie di Alain Toussaint, presidente di Cote d’Ivoire Coalition, portavoce di Gbagbo a Parigi, e pronunciate alla Camera dei deputati in Italia da Pierre Yere, consigliere diplomatico della Presidenza ivoriana, nel tentativo estremo di svegliare la coscienza dell’Italia e dell’Europa sul dramma ivoriano.

 

Dott. Antonio Aschieri (Collettivo per il rispetto della Costituzione in Costa d’Avorio)

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luca monducci 07/26/2011 07:36


Grazie antonio per questo articolo aggiungerei tra l'imbarazzo che deve provare l'ONU in questi giorni che gli scopi della risoluzione 1975 che tu citi cioè protezione dei civili e distruzioni
delle armi pesanti di entrambe le parti non sono stati minimamente raggiunti se è vero come è vero che nel rapèpporto Amnesty di maggio si accusa esplicitamente l'ONU di non essere intervenuta nel
massacro di Dekoue e che la stessa ONU in un rapporto di inizio giugno ammonisce Ouattara per l'uso di armi pesanti contro i civili.