Tracce di verita' nella stampa italiana 2

 

una sintesi di altri articoli interessanti di rinascita

 

 

Dietro Ouattara lobbies finanziarie e multinazionali
15 Aprile 2011 12:00:00  di:
....nel nord della Costa d’Avorio, al momento del voto presidenziale, i partigiani del “democratico” Ouattara avevano ottenuto una inverosimile partecipazione del 100% degli elettori con il risultato di una frode di massa nel computo dei favori depositati nelle urne. Una frode, condotta anche attraverso intimidazioni e  violenze ai seggi, denunciata e impugnata con sentenza di annullamento del voto in sette circoscrizioni elettorali da parte della Corte Costituzionale di Abidjan....

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Ciononostante, gridando  ipocritamente al golpe, e ottenendo l’appoggio anche militare della Francia (e della Ue), la pacifica e reale elezione di Laurent Gbagbo è stata dichiarata “illegale” dall’Occidente che ha scatenato così una guerra civile in Costa d’Avorio costata già migliaia di vittime innocenti. “Una vergogna”, ha dichiarato Lasme, che ha sottolineato come la stessa richiesta di un invio di “osservatori internazionali indipendenti” per un riconteggio delle schede sia stata accantonata dalle Nazioni Unite e dalla Francia che hanno invece dichiarato ipso facto “eletto” Alassane Ouattara, il loro candidato.
Secondo David Lasme “la visione occidentale” di una “vittoria di Ouattara” si regge esclusivamente su un calcolo di convenienza clientelare.

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Dietro Ouattara manovrano le lobbie finanziarie e le multinazionali, assetate di materie prime ivoriane. Ouattara è amico personale, meglio: un suddito, non soltanto di Sarkozy, ma di Bolloré e Bouygue. Per non parlare degli ‘amici’ Usa e del Fmi, per il quale lo stesso Alassane Ouattara ha per molto tempo lavorato. Costoro vogliono mettere i loro artigli sui nostri giacimenti di petrolio, scoperti offshore di recente. Il loro fine è quello di stracciare le lettere di intenti stipulate fin qui dal governo Gbagbo e la russa Lukoil”.
E non c’è soltanto il petrolio. Ma il cacao e i minerali rari e preziosi. L’avvento delle multinazionali significa due gravi danni. “L’uno è evidentemente la rapina delle nostre materie prime. L’altro il conseguente forzato esilio dei nostri giovani che, in Francia, in Europa, andranno ad aumentare la massa di immigrati e dunque la disoccupazione. Con il risultato di far abbassare i salari di tutti. Europei compresi”.

 


La resa dei conti insanguina la Costa d’Avorio
14 Aprile 2011 12:00:00  di:Francesca Dessì

È il tempo delle epurazioni in Costa d’Avorio
13 Aprile 2011 12:00:00  di:Francesca Dessì

La resa dei conti in Costa d’Avorio, dove l’Ue saluta l’export di democrazia attuato dai miliziani di Ouattara a colpi di machete, è dunque fatta di esecuzioni sommarie contro i sostenitori di Gbagbo protetti dalle truppe neocoloniali francesi. Ad Abidjan sono stati picchiati a sangue dalle forze di Ouattara la moglie e il figlio del presidente uscente e l’ ex ministro dell’Interno, Desiré Tagro, è stato assassinato a freddo nell’hotel du Golf.

 

Guerre umanitarie
12 Aprile 2011 12:00:00  di:allosanfan

 

Migliaia di morti, le forze (ex?) coloniali di Napoleone Sarkò all’attacco. Laurent Gbagbo, il presidente, catturato nella sua residenza ad Abidjan e consegnato al nemico “eletto” Ouattara. Così da ieri la Costa d’Avorio - ergo: la sua ricchezza in materie prime - ha un nuovo fantoccio-presidente. Unto da Parigi. Vive la France.

 

L’Onu e la Francia si macchiano di crimini contro l’umanità

5 aprile 2011 di:Francesca Dessì

 

Un massacro. Non ci sono altre parole per definire l’operazione militare messa in atto nella notte tra lunedì e martedì dalla Francia e dall’Onuci per “proteggere i civili”. Si parla di 2307 morti e di migliaia di feriti tra la popolazione ivoriana. Un bilancio destinato ad aumentare a causa dell’embargo sui medicinali che rende difficile curare i feriti. Ma il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ieri ha avuto il coraggio di dichiarare con forza che l’Onuci “non partecipa al conflitto in Costa d'Avorio: in linea con il mandato conferito dal Consiglio di Sicurezza, ha agito per proteggere se stessa e per proteggere i civili”.
Secondo il segretario Onu, le forze della difesa e della sicurezza “hanno preso di mira il quartier generale dell’Onu in Costa d’Avorio all’hotel Sebroko, con cecchini che usano armi di calibro pesante, mortai e lancia-granate”. Negli attacchi “quattro caschi blu sono stati feriti”. Di fronte alla “strage” di caschi blu, Ban Ki Moon ha “chiesto il sostegno delle forze francesi” per uccidere più di duemila civili. E il presidente della Francia Nicolas Sarkozy – si legge in un comunicato dell’Eliseo – ha risposto “positivamente a questa richiesta e ha autorizzato le forze francesi a partecipare alle operazioni condotte dall’Onuci per la protezione dei civili”.
Se si trattava di un’operazione di “pace” come mai allora i bombardamenti non hanno interessato solo “obiettivi militari”, ma hanno colpito l’ospedale di Kumasi, quello di Yopougon e quello militare di Abidjan. Hanno bombardato la residenza del presidente Gbagbo e il palazzo presidenziale dove c’erano ammassati da domenica un milione di civili. Hanno distrutto la Radio e Televisione di Stato(Rti).
No, non è stata un’operazione militare mirata a proteggere la popolazione ivoriana. È stato un atto di guerra e una vera e propria carneficina. La fonte di Rinascita, che vive barricata in casa con pochi viveri da dividere con i vicini che ormai non hanno più cibo, racconta che gli elicotteri dell’Onuci hanno sparato sull’unico supermercato aperto dove si era formata una folla immensa per rifornirsi di generi alimentari.
Crimini contro l’umanità di cui la Francia e le Nazioni Unite dovrebbero rispondere davanti ad un tribunale internazionale.
Ma l’ipocrisia non ha limiti. Dopo aver bombardato indiscriminatamente su Abidjan, l’Alto commissario dell’Onu per i diritti dell’uomo, Rupert Colville, ha espresso “profonda preoccupazione per la situazione dei civili in una città così importante, con milioni di abitanti”. In una conferenza stampa, Colville ha manifestato apprensione per il fatto che “armi pesanti vengano usate in zone ad alta densità abitativa e che potrebbero aver causato decine di morti negli ultimi giorni”.
Dello stesso avviso Elisabeth Byrs, portavoce dell’Ufficio Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari che ha definito la situazione umanitaria ad Abidjan “drammatica”, precisando che la “maggior parte degli ospedali e dei servizi pubblici non sono più funzionanti”.
Prima l’Onu si schiera apertamente con Ouattara, sostiene militarmente i militari, bombarda Abidjan e poi esprime preoccupazione per i civili.
Ma la missione di pace delle Nazioni Unite non dovrebbe essere neutrale?
Come mai nel conflitto civile del 2002, subito dopo il tentativo di colpo di Stato di Ouattara, quando i ribelli delle Forze nuove ammazzavano e seviziavano la popolazione civile, causando centinaia di morti e di decine di migliaia di sfollati, la Francia e l’Onu non sono intervenuti rispondendo all’allora presidente Gbagbo, eletto democraticamente nel 2000, che era una “questione ivoriana”. Due pesi e due misure.
E come mai dopo il massacro di Duèkoué, in cui le Forze repubblicane di Ouattara hanno ucciso 800 civili, raso al suolo un villaggio, violentato le donne  e i bambini,  l’Onu non è intervenuto contro il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale?
Le prove contro i ribelli sono schiaccianti: “Sono arrivati di giorno, mentre eravamo nei campi. Non ci eravamo allarmati molto, sapevamo che sarebbero arrivati ma pensavamo che avrebbero proseguito per Abidjan. Ci eravamo detti: non sarà come durante la guerra. Vogliono solo dimostrare di avere il controllo sull’intero territorio. Invece hanno ucciso mia sorella di 16 anni davanti ai miei occhi e hanno cominciato a bruciare case e granai” è la testimonianza di Simon Taye, rifugiato ivoriano raggiunto dalla Misna in un assembramento di profughi oltre il confine con la Liberia, dove è arrivato dopo un giorno e mezzo di cammino nella foresta che attraversa la frontiera tra i due Paesi.
L’intera avanzata delle Forze repubblicane, con l’ausilio delle forze francesi e dei caschi blu dell’Onu, è stata accompagnata da massacri, sevizie e stupri. “Era il 15 marzo, non dimenticherò mai questa data. Da giorni non si vedevano forze dell’ordine in circolazione quando uomini armati di tutto punto, gente delle forze repubblicane, sono arrivati nella nostra cittadina, Toulepleau, ultima città ivoriana prima del confine, a circa 130 chilometri di Duekoué,  e hanno cominciato a sparare all’impazzata. Sui civili, donne e bambini disarmati. Alcuni sono stati colpiti alle mani e ai piedi e non hanno potuto scappare a nascondersi tra la vegetazione come ho fatto io” racconta un altro profugo alla Misna.
E ora il terrore ha raggiunto anche la capitale economica: “Abidjan è fuori controllo, si spara, ci sono saccheggi ovunque e cadaveri nelle strade, cominciano a scarseggiare acqua ed elettricità, i colpi d’arma da fuoco sono arrivati anche in ambasciata e non da oggi”. A parlare è l’ambasciatore italiano in Costa d’Avorio, Giancarlo Izzo, contattato dall’Ansa, che ha spiegato che “non si possono fare previsioni sui tempi” della fine della guerra. “Le forze dei due si confrontano da mesi”, osserva Izzo, e “a complicare ulteriormente le cose c’è stato l’intervento militare dei caschi blu e dei francesi, che hanno sparato dagli elicotteri contro le postazioni dei sostenitori di Gbagbo che hanno accusato i francesi di neocolonialismo”.
Intanto la situazione rimane confusa ad Abidjan. Se i media francesi parlano di una sconfitta del presidente Gbabgo, il suo portavoce assicura che le Forze di difesa e di sicurezza hanno ancora il controllo della sua residenza e del palazzo presidenziale e del più importante
accampamento militare ad Abidjan. Una versione confermata dalla fonte di Rinascita, che ha parlato di centinaia di morti invece tra le fila delle Forze repubblicane di Ouattara. Ma circola anche la voce che Gbagbo stia negoziando la resa. Lo ha affermato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, che detto: “Sono a conoscenza di queste trattative”. Ma sono poco attendibili le notizie riportate dai media francesi. Tanto che il portavoce di Gbagbo ha sostenuto che il legittimo presidente della Costa d’Avorio “è vivo e non si arrende”.


 

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