Costa d'avorio lezione di alto livello a Cremona:Assente la stampa

Pubblicato il da costaavorio

Sabato 13 a Cremona si è svolta una conferenza del dottor Boga Sako Gervais fondatore e presidente della Fondazione Ivoriana per i diritti dell'uomo e la vita politica (FIDHOP) autore del libro " Les droits de l'homme à l'épreuves".

Grande assente la stampa italiana che invitata ha voluto ignorare un occasione per conoscere "una parte di verità" sulla crisi ivoriana".

Per quasi quattro ore il dottor Boga ha inanellato dettagli , notizie e riferimenti giuridici su quanto avvenuto nel paese africano al centro dell'attenzione dei giochi internazionali negli ultimi mesi ( 5 risoluzioni ONU sulle prime 15 di quest'anno sono dedicate alla situazione ivoriana) ma ignorato dalla stampa italiana e europea se non per darne una versione del tutto irreale e condizionata dagli interessi francesi.

 

Dopo un 0inquadramento storico partito dall'indipendenza per soffermarsi sugli eventi drammatici del colpo di stato del 99 ma sopratutto del 2000 e del 2002 - anni in cui Ouattara e la Francia iniziano la loro attività golpista in Costa d' Avorio che nel 2002 porta alla divisione tra Nord controllato dai "ribelli" e le zone restate sotto il controllo governativo. Tutti questi eventi sono causa di morti tra gli ivoriani così come il 2005 quando Gbagbo compie l'unico tentativo militare per superare la divisine e la Francia mette in campo la propria forza aerea per colpire prima l'aviazione ivoriana e successivamente i civili scesi spontaneamente in piazza per difendere - a mani nude (come documentato dal celebre film di SidiKi Bakaba la propria nazione.

 

Dal 2005 molti attendevano le elezioni svoltesi alla fine del 2010 e preparate dagli accordi di Linas Marcussis e poi dell'accordo politico di Ouagodogou(APO).

La divisione del paese originata dal colpo di stato del 2002 in effetti portava a un blocco decisionale.

Ne è un classico esempio la condizione di eliggibilità dello stesso Ouattara - nato in Alto Volta oggi Burkina Faso - e non eleggibile a norma dell'articolo 35 della costituzione ivoriana ( la seconda costituzione nata non da una elargizione francese ma da un referendum popolare al quale lo stesso Ouattara aveva dato indicazione di voto positiva ). Ora tale condizione è stata superata come conseguenza dell'accordo di Linas Marcussis - che impone l'eliggibilità di tutti i firmatari - ma agli effetti legali si sarebbe dovuto ricorrere a un referendum impossibile da tenersi non essendo il paese unito.

Da sempre la preoccupazione di Boga è quella di fare appello ai politicio perchè la loro azione avvenga nel quadro costituzionale ritenendo che deroghe a tali regole intossichino profondamente la vita degli ivoriani.Le elezioni quindi sono state quindi "intossicate" da questo "peccato originale" ma sopratutto dal mancato rispetto del disarmo delle forze ribelli previsto dagli accordi e mai effettuato.

Ma l'intossicazione originaria non è stata solo potenziale e ipotetica ha espresso la sua realtà durante tutto il processo elettorale. Sono state mostrate le prove fisiche e fotografiche delle violazioni del diritto dell'uomo e degli impedimenti fisici al voto , sono stati mostrati i rapporti degli osservatori internazionali che le hanno denunciate al pari dei gravissimi brogli avvenuti nelle regioni del Nord.


Al momento della proclamazione del voto sono poi sopraggiunte le maggiori irregolarità - irregolarità che hanno fatto abbondantemente scorrere sangue in Costa d'Avorio.

Il fatto più grave è sicuramente stato compiuto dal presidente della commissione elettorale indipendente Bakayoko - il cui ruolo criminale deve essere sottolineato.

Bakayoko - che presiedeva un organismo non competente alla proclamazione dei risultati finali ma solo provvisori - aveva rinunciato anche alla proclamazione di essi allo scadere del tempo per la loro diffusione (72 ore) di cio' ha dato annuncio alla RTI, il giorno successivo tuttavia viene portato dall'ambasciatore francese all' Hotel de Golf a Abidjan - sede militarizzata sia del partito di Ouattara che delle Forze Nuove ( le forze armate dei ribelli) e qui dichiara la vittoria di Ouattara.

Viceversa il Consiglio Costituzionale proclama la vittoria di Gbagbo.

Sul merito della decisione Boga esprime il proprio dissenso in quanto ritiene che di fronte ai brogli il Consiglio Costiuzionale dovesse procedere all'annullamento delle elezioni. Sul piano giuridico pero' non solo ritiene il pronunciamento legittimo ma sottolinea che è inappellabile e erga omnes.

E' su questa dicotomia di verdetti che si innesta il processo che porta con la forza delle armi e l'intervento ativo della comunità internazionale all'arresto di Gbagbo e al "riconoscimento della comunità internazionale della vittoria di Ouattara" fin qui ovviamente nulla sul piano giuridico.

Il mese successivo il consiglio Costituzionale ridiscute il verdetto del 5 dicembre e pronuncia una sentenza che è un mostro giuridico - come inevitabilmente accade quando si passa dalla forza della legge alla legge della forza:

 

prende atto della volontà della comunità internazionale di considerare vincitore Ouattara e lo proclama vincitore annullando esplicitamente la precedente decisione che pure cosidera fondata sui risultati di un processo elettorale valido!

 

Boga si è poi soffermato sulle condizioni attuali della Costa d'Avorio rilevando

  • Arresti di giornalisti e assenza di libertà di stampa.
  • Violazione dei diritti politici (arresti arbitrari)
  • Assassini etnici e politici.
  • Violenze contro la popolazione a fini economici.

 

Per uscire da questa situazione e ristabilire lo stato di diritto due sono le strade La giustizia o un impegno politico

Pur preferendo da un punto di vista del suo ruolo - di difensore dei diritti umani - la strada del perseguimento della Giustizia Boga si rende conto che una via giudiziaria che si basi sulla ricerca della giustizia è impraticabile perchè si arriverebbe a una " giustizia del vicitore " il che sarebbe tuttaltro che pacificazione.

Resta quindi la strada di un processo politico per il quale - secondo Boga- le precondizioni sono liberazione Gbagbo e altri prigionieri politici e un disarmo totale. In questo quadro si puo' arrivare a tre soluzioni Ripetere le elezioni Condivisione del potere tra Ouattara e gbagbo Ripetere le elezioni escludendo i tre principali protagonisti: Ouattara, Gbagbo e Bediè.

 

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Resta da cittadino italiano e europeo lo sconforto che questo quadro che pare così tragicamente evidente sia ignorato dalla nostra informazione e dalle nostre autorità politiche.

Quando penso che la comunità internazionale di cui facciamo parte ha commesso questi "errori" ( o questi obbrobriosi orrori sarebbe piu' giusto).

Quando penso che la CEE di cui facciamo parte ha dato 125 milioni di Euro a questo governo basato sul non diritto. Quando penso alle ondate migratorie che queste e le altre guerre portano dall'africa ( direttamente o come contropartita all'espropriazione di risorse fatta per gli interessi delle multinazionali)

E infine quando leggo le scarse notizie apparse sui giornali in cui si parla di un azione per ristabilire uno stato di diritti in una nazione in cui "Gbagbo dittatore che non voleva lasciare il potere"

Ecco quando vivo questo non posso non pensare che anche noi cittadini italiani e europei siamo vittime di questa ingiustizia. E mi chiedo se la grande assente a Cremona era la stampa che dovrebbe informarci da chi prende le informazioni che ci fornisce e che sono così povere semplificative e complici?

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