Emergenza umanitaria nell’Ovest della Costa d’Avorio
Francesca Dessì
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Una distesa di piccole piantagioni di caffè e di cacao. Una foresta lussureggiante abitata da specie rare di alberi. Montagne sacre che conservano gelosamente giacimenti di ferro ancora non
sfruttati. Questo è quello che rimane dell’Ovest della Costa d’Avorio, tutto il resto è solo desolazione e morte. Non a caso viene chiamato il “Far West” della Costa d’Avorio. La scoperta di
centinaia di persone uccise sommariamente nella città di Duékoué, dove – secondo la Caritas e la Croce Rossa Internazionale – sono morti in 800, è solo uno dei tanti orrori commessi dalle Forze
repubblicane di Ouattara durante la guerra. Epurazioni e violenze che continuano tutt’oggi, rendendo la situazione umanitaria drammatica. Lo ha denunciato anche Elisabeth Byrs, portavoce
dell’Ufficio per il coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (Ocha), che in una conferenza stampa a Ginevra ha spiegato che i bisogni umanitari in Costa d’Avorio restano
“immensi”. Il portavoce dell’Ocha ha denunciato che l’organizzazione ha ricevuto solo il 20% dei 160 milioni di euro richiesti alle Nazioni Unite. “Senza questi soldi non possiamo
continuare ad aiutare la popolazione” ha avvertito la Byrs. Il gruppo di esperti delle Nazioni Unite, che sono stati inviati per tre settimane nella parte occidentale del Paese africano, hanno
raccontato che i bisogni primari sono “la salute, l’acqua e l’igiene”. È il “triangolo Zouan Hounien, Toulepleu e Blolequin”, una zona “completamente devastata” ad essere considerata “una
priorità per interventi umanitari”: “la maggior parte delle città e ei villaggi sono distrutti”.
Inoltre, “le milizie presenti nella zona continuano le violenze, terrorizzando la popolazione che ha cercato rifugio nella boscaglia” denuncia la Byrs, sottolineando che le zone di “Guiglo
Bloléquin, Toulepleu” sono accessibili solo alle agenzie umanitarie “sotto scorta armata”. “Questo limita l’accesso degli operatori umanitari” continua il portavoce dell’Ocha che chiede quindi
che la situazione sia risolta rapidamente sia nell’Ovest che ad Abidjan, dove “il problema della sicurezza è ben lungi dall’essere risolto”.
Continuano infatti gli scontri nel quartiere di Yopougon tra le Forze repubblicane, con il sostegno armato della Licorne e dell’Onuci, e i Giovani Patrioti che resistono agli attacchi,
nonostante siano allo stremo delle forze.
Si combatte anche nel quartiere di Abobo tra gli uomini di Ouattara e quelli del cosiddetto “Commando Invisibile”, nonostante la morte del loro capo Ibrahim Coulibaly. Ma anche da
morto, Ib continua a far parlare di sè.
Felix Anoble, il portavoce di Coulibaly ha dichiarato che quest’ultimo è stato picchiato prima di aver ricevuto un colpo da arma da fuoco al petto. Anoble ha confermato che l’uomo con la faccia
coperta di sangue e una ferita al cuore, presumibilmente da arma da fuoco, visibile su alcune foto pubblicate venerdì in vari giornali on line è Coulibaly. Un comandante delle forze del ministro
della Difesa della Costa d’Avorio, Guillaume Soro, ha dichiarato che il signore della guerra si è suicidato per evitare la cattura, ma Anoble ha negato: “Non avete visto le foto? È lui. La sua
faccia è tutta gonfia perché l’hanno picchiato prima di dargli il colpo finale”, ha affermato Anoble.
Immagini raccapriccianti che rendono bene l’idea del clima di vendetta che si respira ad Abidjan e che colpisce soprattutto i politici, i sostenitori e chiunque si stato vicino a Gbagbo. Molti di
questi sono stati uccisi, gli altri sono rinchiusi nelle carceri in condizioni disumane.
Intanto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso venerdì di mantenere in vigore per un altro anno l’embargo sulle armi imposto in Costa d’Avorio, che a poco è servito. Gli Stati
Uniti e la Francia non si sono infatti fatti nessun scrupolo a dare le armi ai ribelli di Ouattara. L’embargo e altre misure, quali il congelamento di asset e il divieto ai viaggi per
alcuni componenti del regime dell’ex presidente Laurent Gbagbo, resteranno in vigore fino al mese di aprile del 2012.